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Masterclass

10.30 - 12.30 | A cura di Elisa Chiari | Sala Mo.Ca Cinema

Che cosa succede al linguaggio del cinema quando il presente diventa difficile da rappresentare?

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Viviamo in un tempo attraversato da una contraddizione: mentre tutto accelera - la tecnologia, il consumo, la proliferazione delle immagini - il futuro sembra sempre più difficile da immaginare. Mark Fisher ha definito questa condizione una “lenta cancellazione del futuro”: un tempo in cui il nuovo fatica a essere davvero nuovo e il passato ritorna continuamente sotto forma di remake, reboot, revival, citazioni e nostalgie. Come suggerisce Svetlana Boym, la nostalgia non è soltanto il desiderio di tornare a un tempo perduto, ma anche un sintomo culturale, il bisogno di continuità e memoria dentro un presente frammentato.
 
Di fronte a una realtà che non riusciamo più a rappresentare attraverso una narrazione lineare e coerente, il cinema modifica il proprio linguaggio. L’incontro parte da queste riflessioni per analizzare quattro film, quattro diverse strategie per raccontare la stessa condizione.
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In The Zone of Interest Jonathan Glazer inventa una forma radicale per raccontare la catastrofe: la lascia fuori campo, facendola irrompere solo attraverso il suono. In un'epoca in cui siamo continuamente esposti a immagini di guerra, violenza e distruzione, Glazer sceglie di non mostrare l'orrore, interrogando così anche i limiti di una rappresentazione ormai sovraccarica e potenzialmente anestetizzante. In Aftersun di Charlotte Wells, la memoria prende forma attraverso frammenti, lacune e materiali eterogenei che ricostruiscono un passato impossibile da recuperare nella sua interezza. Everything Everywhere All at Once di Daniel Kwan e Daniel Scheinert traduce invece l'eccesso di possibilità e di stimoli in un cinema della velocità e della saturazione, trasformando il sovraccarico contemporaneo in una vera e propria forma narrativa. La chimera di Alice Rohrwacher, infine, mette in relazione tempi diversi attraverso formati e memorie che continuano a convivere nel presente, costruendo un cinema in cui passato e presente non sono più separati ma stratificati nella stessa immagine.
 
Attraverso la visione e analisi di alcune sequenze, l’incontro proverà così a interrogare non soltanto ciò che il cinema racconta della nostra epoca, ma il modo in cui la nostra epoca sta cambiando il cinema. Perché se il presente è diventato una splendida catastrofe, forse la vera domanda non è più come raccontarne la fine, ma come trovare una forma capace di stare dentro il suo caos. 

A cura di Line Culture

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